Selfie con Canguro
Viaggiatori Etici

Il Viaggiatore Vegano

Vogliamo iniziare questa rubrica di Viaggiatori Etici con Christian.
La prima cosa che ci ha colpito di lui è il nome che si è dato, Viaggiatore Vegano. A prima lettura, sembra un nome semplice, ma sin da subito abbiamo capito che dietro nasconde un’intera ideologia.

Molti si definiscono Viaggiatori e molti altri ancora si definiscono Vegani, ma come si possono unire questi due mondi?

idono

E’ un’idea che nasce dal voler far conoscere alle persone che è possibile viaggiare e continuare a seguire la propria filosofia di vita. Alcune persone che seguono una dieta a base vegetale possono aver qualche timore nell’affrontare una vacanza o lunghi viaggi avventurosi per via delle incertezze sull’alimentazione. Volevo far vedere che ovunque è possibile trovare cibo vegan e poi con il tempo mi sono reso conto che non solo di cibo si parlava, ma mi sono imbattuto anche in molte altre realtà vegan nei miei viaggi, come una manifestazione per i diritti degli animali a Parigi; un bellissimo locale vegan a Kiev, in Ucraina, dove non mi aspettavo proprio di trovarlo e dei piatti tipici della cucina irlandese in versione vegan nell’isola di Skye”

Mentre parlavamo con lui, ci attiravano fin da subito molti concetti.

Era stato il suo modo di raccontarle? Erano state invece le storie avventurose ed avvincenti?

Tenda e Moto in Australia

Per esempio, l’esperienza in Australia, che ha attraversato in moto da est a ovest in 4 mesi. Uno dei primi giorni di viaggio, mentre stava assaporando con entusiasmo l’inizio dell’avventura australe, si ritrova a vedere una sorta di piccolo insetto che gli attraversa la visiera del casco. “E’ normale, dopotutto, può sempre capitare.” pensò tra se e se poco prima di vederne un altro, e un altro ancora, fino a decidere di fermarsi alla prima area di sosta per vedere di cosa si trattava:


“Tolgo il casco e cosa vedo? Una miriade di piccoli ragni che stavano correndo ovunque all’interno e all’esterno del casco! All’inizio mi aveva preso un senso di disgusto che avrei voluto bruciare il casco e cospargere le ceneri con l’acqua santa! Invece poi mi sono reso conto che i piccoli cuccioli, tutti occhioni e zampette, evidentemente avevano più paura di me nel trovarsi in una situazione non molto naturale per loro. Così ho cercato di rimuovere i rivestimenti interni del casco, c’era proprio un buchetto in prossimità della guancia dal quale fuoriuscivano come quando si lascia scorrere un pugno di sabbia trattenuto tra le mani. Mamma ragno aveva pensato che il casco fosse un posto sicuro dove deporre le uova. Mi aiutavo con uno straccio a far defluire il traffico incessante di piccoli ragnetti che non accennava a diminuire. Ricordo che a un certo punto, qualcuno dell’area di servizio mi aveva dato uno spray al tè che serviva ad allontanare i piccoli aracnidi. Quando finalmente la situazione si era calmata, provo a riassemblare le parti interne del casco, e all’ultimo click parte una seconda ondata di ragnetti che cominciano a correre ovunque, su per le dita, su per il braccio, dentro alle maniche… Alche decido di appendere li il casco e di aspettare che facessero i loro comodi mentre sono andato a bere qualcosa. Benvenuto in Australia! “

Ci racconta anche che durante il viaggio le esperienze non sono sempre positive, perché spesso ci si trova ad osservare spettacoli turistici che coinvolgono il maltrattamento degli animali.

Ci racconta, per esempio, di Petra, dove asini e cammelli vengono sfruttati per portare a passeggio i turisti. Come spesso accade in questi casi, gli animali vengono frustrati e picchiati e si possono vedere i segni profondi che lasciano le catene sulla loro pelle. Christian è chiaro su questo, lo sfruttamento avviene anche sotto ai nostri occhi, in Italia, negli allevamenti intensivi.

Ci facciamo poi raccontare delle difficoltà legate all’alimentazione, è cosi difficile mangiare vegano in Oriente?

Parlando di India, Nepal e Sri Lanka, i paesi “a oriente” che finora ho visitato, ho sempre trovato una piacevole accoglienza al veganismo. Le ragioni che portano molti piatti della cucina indiana ad essere senza carne e pesce vanno ricercate nella religione. Il Buddhismo è una religione che ha fatto del biocentrismo un cardine del proprio pensiero. Uno dei principi chiave del buddhismo si basa infatti sulla convinzione che quella umana sia solo una delle sei possibili condizioni di esistenza del ciclo vitale al quale tutti gli esseri senzienti sono sottoposti fino al raggiungimento della liberazione finale, il nirvana. Lo stesso Buddha si dice sia stato, nelle sue vite precedenti, tartaruga, scimmia, elefante e lepre. I buddhisti portano il massimo rispetto verso tutti gli animali, poiché non farlo significherebbe la futura reincarnazione in un essere “inferiore”. Sono quindi vietate la caccia, la vivisezione e tutte le azioni che comportano sofferenza da parte dell’animale. Di conseguenza la pratica del vegetarianismo è consigliata e gli indiani accolgono sempre con piacere la nostra scelta di non mangiare gli animali. Anche secondo l’Induismo gli animali hanno pari dignità rispetto alla vita di qualsiasi altro essere vivente, e per questo l’induismo vieta l’uccisione e il consumo di carne animale anche se non tutti gli induisti sono vegetariani. Questo tipo di insegnamenti sono totalmente assenti nel Cattolicesimo, che approva il consumo di carne considerando gli animali come creature subordinate all’uomo. Un esempio su tutti è la barbara pratica di cibarsi di agnelli a Pasqua.”

Colazione in Mezzo alla neve

Il buddismo e l’induismo spostano il nostro discorso verso l’ambiente. Per salvaguardare gli animali, bisogna anche salvaguardare l’ambiente, e Christian questo lo sa bene. Infatti cerca di essere il più sostenibile possibile in viaggio. Si sposta a piedi, con i mezzi pubblici, oppure in moto, il suo eterno compagno di viaggio, dormendo all’aperto in campeggio libero, in una tenda che usa da 15 anni, senza elettricità e con un piccolo fornello.

L’anno scorso, nel viaggio verso Capo Nord, in Norvegia, è riuscito anche in un’impresa per niente semplice: non ha comprato nessuna bottiglia o contenitore di plastica. Infatti aveva con se una borraccia da 2 litri che riempiva nelle aree di servizio e ha preferito comprare alimenti in contenitori di vetro o latta.

Trovo che la plastica sia un ottimo materiale, che ci ha permesso di fare passi da gigante in qualsiasi settore, tuttavia non andrebbe impiegata per oggetti usa-e-getta, ma dove sia richiesto un uso a lungo termine. Inoltre, anche durante il viaggio, come a casa, preferisco quei prodotti che senza un involucro o che ne hanno poco, per limitare la produzione di spazzatura, un concetto che, ad esempio, non esiste in Natura, dove tutto viene riutilizzato. “

viaggio in moto

Un discorso molto attuale, viste le evidenze scientifiche che ci spiegano come è proprio il nostro modo di sfruttare il mondo senza remore, che ha portato allo sviluppo di questa pandemia.
Christian ci ha spiegato il suo interessante punto di vista al rispetto:

“Credo che la pandemia in corso ci debba insegnare che dobbiamo cambiare il nostro rapporto con la Natura, l’alimentazione e gli animali. Le epidemie ci sono sempre state nella nostra storia, ma quelle degli ultimi anni hanno in comune un rapporto diretto con lo sfruttamento degli animali. Rivedere il nostro rapporto con l’alimentazione e le risorse disponibili significa chiedersi se con un ettaro di terra vogliamo nutrire trenta persone con proteine vegetali, o trasformare queste proteine vegetali in proteine animali e dar da mangiare a 5 persone. L’80% della soia, infatti, oggi viene impiegata come mangime negli allevamenti intensivi e l’80% degli antibiotici è destinato agli animali. Stiamo parlando di un forte sbilancio tra risorse e produttività. Infine, un dato curioso e allo stesso tempo allarmante: l’Olanda conta una popolazione di circa 17 milioni di persone e sullo stesso territorio è presente una popolazione di 13 milioni di maiali che a loro volta devono mangiare e svolgere le loro funzioni biologiche, producendo una devastante quantità di escrementi concentrati in poco spazio che rendono ogni allevamento intensivo una vera e proprio bomba ecologica. “

Sicuramente è un periodo che lascia poco spazio all’ottimismo, ma molte persone si stanno attivando e stanno capendo che l’essere umano non può sopravvivere senza il resto dell’ecosistema.

sdraiato con un canguro


Concludiamo, a questo punto, con un ultima domanda che ci ha dato Christian, a cui purtroppo anche noi non sappiamo ancora dare una risposta:


“Quando abbiamo cominciato a pensare di poter controllare a nostro piacimento la vita degli altri animali? Quando abbiamo cominciato a pensare di essere speciali su questo pianeta? Quando, in realtà, potremmo scoprire di essere la specie meno speciale. Se gli umani fossero rimossi dal pianeta, tutte le altre specie ne trarrebbero vantaggio, mentre sappiamo benissimo che se rimuovessimo le api l’intero sistema ecologico collasserebbe. Questo giusto per mettere le cose in prospettiva, per capire quanto importanti possano essere gli insetti e le funzioni che svolgono.

Si deve capire che il nostro ecosistema ha la necessità di essere gestito da grandi e piccoli esseri viventi, senza loro gli svantaggi sarebbero incalcolabili“

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*