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La resistenza del cuore Ghanese

15.03.2018

Poi arriva il verde, accecante, vivo, forte. La vegetazione intimorisce, qui è padrona e sovrana. Anche l’uomo africano, suo complice e compagno per secoli, ne ha paura. Ne parla con timore. L’abitante che un tempo calpestava a piedi nudi il suolo di queste foreste selvagge, adesso si sente estraneo, con le sue scarpe americane.

Quello che i miei occhi vedono, che per un istante ho confuso per utopia realizzata, è solo una grande bugia, messa in scena dall’uomo bianco; quello che per i miei occhi ingenui era primitivo e secolare, non è nient’altro che vecchie, abbandonate, piantagioni di cacao e caffè, che francesi e portoghesi importarono dal Brasile. Distruggendo, cambiando e imponendo una fauna artificiale.

Tale artificiosa sensazione si palesa quando l’occhio, incauto e involontario nel tracciare la sua rotta tra le case di fango, intravede una costruzione con un’architettura diversa. Un casolare, con annessi archi e pilastri, balconi e terrazzi. Dimenticato, lasciato ai ricordi. Tutto cristallizzato come lo si fa con un santuario. I locali non lo usano, non lo abitano, ma lo osservano, magari speranzosi che quello stesso uomo bianco, che allora li rese schiavi, torni per non abbandonarli più.

Si, questa è Africa, selvaggia ma artificiale;

L’Africa con casolari che diventano reliquiari, l’Africa asfaltata, dove di asfalto ne è rimasto veramente poco. Si, questa è Africa, che ha tutto, e che non si vuole ancora svegliare da quel sogno bianco. Dove allora fu caffè e cacao, adesso ci sono cobalto e discariche all’aperto. Si, questa è Africa, è l’Africa che sorride, che ti chiama “Obroni”, che non si stanca e che non beve.

Quella stessa Africa che aspetta ancora l’arrivo del messia, magari nero stavolta.

Quello che i miei occhi vedono, al contrario di quello che sente il mio cuore, non è disperazione e miseria, ma bensì, resistenza. L’atto di forza per eccellenza, dovuto alle condizioni climatiche, alla siccità, alla carestia, alle malattie, ma soprattutto, all’abbandono. Dove il mio cuore muore, il loro resiste. Prospero, si sviluppa, annienta ogni oscurità. Dove io provo vergogna, per aver portato il doppio dei farmaci della loro clinica, loro provano gioia euforica nell’essere di nuovo in compagnia di esseri umani che ancora non fanno parte della loro famiglia.

Solo cosi, potranno festeggiare perché la famiglia è diventata più grande.

One Comment

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    La prima sensazione sicuramente sarà d’impotenza, ma subito dopo subentra la voglia di fare, di aiutarli, di rendersi utili. Voi riuscirete nel vostro intento, dando visibilità, speranza e donando loro la bontà che vi contraddistingue

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